Il “mago Coelho” in una biografia autorizzata
07/10/2009 - www.latinoamericando.it - Itália
Redazione
Il notissimo giornalista brasiliano Fernando Morais racconta che stava preparando una biografia di Paulo Coelho, quando ad un tratto trovò un “tesoro” di valore inestimabile che lo spinse a gettare nel cestino il manoscritto e a ripartire da zero.
Un giorno Morais apprese che Coelho aveva un grande baule, chiuso a due lucchetti, in cui teneva dei diari sulla sua vita. Morais dice che Coelho, nel suo testamento, ordinava che quel baule venisse incenerito subito dopo la sua morte.
Nonostante le suppliche di Morais, Coelho si rifiutava di aprire il baule, le cui chiavi erano custodite nella cassetta di sicurezza di una banca. Coelho adduceva che c’erano soltanto oggetti legati alla sua infanzia (disegni e giocattoli) che non valevano un granché. “Allora l’ho chiamato e gli ho detto: senti, mi servono quelle chiavi. Paulo, non sono mica scemo. Se ci fossero soltanto dei giocattoli, non li faresti bruciare”, riferisce Morais.
All’improvviso il giornalista ricevette una telefonata da Coelho, il quale gli propose una sfida. “Guarda. Ho una viva curiosità di sapere chi è, e se è ancora vivo, quel militare che mi ha torturato in agosto del 1969 nel carcere di Paraná, a Ponte Grossa. L’unica cosa di cui mi ricordo è che era un maggiore delle forze armate”.
Morais si mise all’opera. Dopo un’ardua ricerca, il giornalista brasiliano trovò il nome del militare e gli andò incontro. “Gli ho fatto delle foto col mio cellulare e le ho spedite a Paulo. Solo allora mi ha dato le chiavi del baule”, ricorda Morais. Quando aprì l’enorme baule scoprì con stupore “che conteneva 170 quaderni e 120 nastri, conservati dall’età di dieci anni. E c’erano anche tantissime fotografie”.
Le rivelazioni più notevoli erano quelle che si riferivano all’epoca giovanile dello scrittore, un’epoca contrassegnata dalla debolezza per le droghe, il culto del diavolo e il suo complesso di bruttezza, che lo incoraggiò a vivere amori omosessuali.
Morais, una volta finito il suo lavoro, chiese a Coelho perché gli avesse permesso di scrivere una biografia che mettesse in luce tutte queste verità della sua storia. “Lui rispose che era un modo di psicoanalizzarsi e una sorta di esorcismo. Mi disse: prima o poi queste cose salteranno fuori. Meglio che succeda ora che sono ancora vivo”.
Coelho il superstite
“E’ da tanto che Paulo m’incuriosiva. Non per il suo successo di pop star ma per la sua natura. Mi domandavo chi fosse quella persona che viveva sotto la pelle dell’uomo che ha venduto oltre 100 milioni di copie delle sue opere in tutto il mondo e che è l’unico autore vivo più tradotto di Shakespeare”, commenta Morais.
Restrepo: Lei come definirebbe Coelho?
Morais: Se fosse possibile definire una persona che ha avuto una vita così sconvolgente, così tragica, io sceglierei due parole: la prima, superstite. Stupisce che sia sopravvissuto dopo l’eccesso di droghe, dopo il tentativo di suicidio e dopo la serie di elettroshock cui fu sottoposto nei manicomi, in cui fu ricoverato tre volte. L’altra parola è “ostinato”, una caratteristica che lo ha portato a diventare quello che oggi è.
R: Cosa pensa Coelho della fama?
M: La fama gli piace, certo, ma lui non ne è offuscato né ha cambiato personalità per questo. Se non gli piacesse non mi avrebbe consentito di narrare la sua vita in un libro.
R: E’ un uomo ambizioso?
M: Sí, lo è, ma non materialista. E’ talmente vero che il denaro non conta per lui che ha pensato di donare la sua fortuna. Lui, infatti, mantiene a Rio de Janeiro, in silenzio e senza propaganda, una favela (un quartiere poverissimo) che si chiama “Solare, bimbi della luce” dove procura vitto e abbigliamento a 500 ragazzi, da che sono bambini fino all’università.
R: Professa una religione?
M: Sí, è molto cattolico e devoto di San Giuseppe. Uno dei motivi per cui ha scelto di vivere in Francia è perché la sua casa si trova a dieci minuti dal santuario di Lourdes. A casa sua si beve acqua santa del santuario.
R: Perchè sempre veste di nero?
M: Io credevo che lo facesse per motivi spirituali. Invece lo fa, dice lui, perché dovendo passare molto tempo negli alberghi, preferisce il colore nero perché meno sporchevole degli altri colori, e quindi non serve mandare i panni così spesso in lavanderia.
R: Scrive con qualche disciplina?
M: Segue una disciplina militare. Il processo di creazione di Paulo è curioso. Passa due anni a maturare la trama. E dopo, in sole due settimane, si siede davanti al computer e compone tutto. Ogni giorno comincia alle otto del mattino e lavora fino alle undici di sera, per quindici giorni in cui non riceve nessuno.